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Locandina di Project Hail Mary 4
Project Hail Mary (2026) · © Amazon MGM Studios

Recensione

Project Hail Mary- La recensione del film

4 / 5 2026 Regia di Phil Lord e Christopher Miller Visto il 22 marzo 2026

Il cinema, così come la letteratura, è pieno di storie riproposte all’infinito, eppure capaci di continuare a funzionare benissimo. È davvero un male?

Project Hail Mary rientra perfettamente in questa categoria. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Andy Weir, lo stesso autore di The Martian, e l’affinità tra le due opere è evidente. La sceneggiatura, adattata da Drew Goddard, riprende infatti alcuni degli elementi che avevano caratterizzato il precedente lavoro di Weir, inserendoli però all’interno di una storia di fantascienza più ampia e ambiziosa.

Al suo interno ritroviamo molti degli ingredienti tipici dei grandi racconti fantascientifici che, dopo 2001: Odissea nello spazio, continuato a interrogarsi sul rapporto tra l’uomo, l’universo e ciò che ancora non conosciamo.

La formula è quella del viaggio interstellare dalle conseguenze universali, ma la sua declinazione è sorprendentemente ironica e accessibile. Dietro la grande avventura spaziale, però, si nasconde un percorso molto più profondo e intimo per il protagonista.

La solitudine al centro di Project Hail Mary

È proprio qui che il film riesce a trovare la sua dimensione più interessante. Perché, al di là della fantascienza, delle minacce cosmiche e della sopravvivenza, Project Hail Mary parla soprattutto della necessità di entrare in relazione con qualcun altro.

Ed è meraviglioso scoprire come la solitudine non appartenga alla natura di nessun essere sociale, umano o alieno che sia.

Diventa quasi più semplice affrontare il pericolo più estremo, o persino rinunciare a tutto, anche alla propria vita, quando si tiene a qualcuno piuttosto che a nessuno. È uno dei grandi paradossi dell’umanità: siamo esseri capaci di sopportare e affrontare praticamente qualsiasi cosa quando abbiamo qualcuno per cui farlo.

E sono proprio i sentimenti e le emozioni a tenere in vita i protagonisti, trasformando progressivamente una storia apparentemente basata sulla sopravvivenza in qualcosa di molto più universale.

Una fantascienza capace di emozionare

Il grande merito di Project Hail Mary è quindi quello di non vergognarsi delle proprie emozioni. La fantascienza diventa il contenitore attraverso cui raccontare qualcosa di estremamente semplice e umano: il bisogno dell’altro.

È una sincerità che il film riesce a trasmettere con grande efficacia, senza rinunciare all’ironia e al senso di meraviglia tipico del genere.

E forse la misura migliore del risultato raggiunto è proprio questa: se un film riesce a farti emozionare per una roccia, allora significa che ha decisamente colpito nel segno.